A passo lento e incerto, piovosa, o calda e sicura, la primavera arriverà come sempre, e come sempre, da secoli e secoli, uomini e donne, in cerchio, attorno a Fogulones, tuveras, fogarones la invocheranno e la accoglieranno.
Durante gli anni dell’emergenza covid, sono stati cancellati i consueti fuochi in onore di Sant’Antonio. Fogulones, tuveras, fogarones non hanno illuminato le notti invernali per invocare gli dei della natura e per scacciare l’inverno e la paura. Nessun aspersorio ha benedire il fuoco e affidato animali e uomini al santo, il Prometeo cristiano, che quel fuoco, dicono, abbia rubato dagli inferi. Notti fredde e vuote, il 16 e il 17 gennaio, uomini e donne non hanno bevuto e mangiato insieme scaldati dalle fiamme, dimentichi del tempo e protesi con alto vociare e larghi gesti a combattere l’oscurità della sera e dell’avvenire. Né fave, né lardo, né vino. Né canti.
Insieme alla mancata festa e alla mancata condivisione – le tradizioni sono socialità, sono comunità- abbiamo scoperto con sommo sbigottimento che i riti degli umani non sono necessari, nessun sacrificio rabbonisce divinità buone e divinità cattive.
Che il sole giri senza il nostro supporto e senza la nostra volontà è un fatto: l’universo può esistere senza l’uomo, mentre l’uomo non può vivere al di là della natura. Ma è un fatto anche il significato che la natura stessa acquista grazie all’uomo. Il sole non studia sé stesso e non ha coscienza delle sue leggi. Il sole ha dei processi. L’uomo ha coscienza. L’uomo osserva e crea, dà un senso: il mondo è il significato che l’uomo gli attribuisce.
Non è la sola coscienza a contraddistinguere l’umanità, lo è anche la socialità perché l’uomo è un animale politico per sua stessa natura: senza vicinanza, senza costumi e simboli a rimanere è la nuda sopravvivenza. I riti sono frutto di un sincretismo che, proprio come il fuoco, mescola insieme millenni e popoli. Quei riti creano la comunità e dalla comunità sono creati in un continuo circolo virtuoso. Senza di essi non si perde solo la poesia, la vicinanza e la società, si perde il senso stesso del mondo.
Ecco perché è necessario, avendo vissuto attoniti questi tempi, cercare di mantenere forti i sentimenti di umanità e di condivisione, in attesa del vino, degli abbracci, della rinnovata vicinanza. Delle consuetudini e delle tradizioni.
